Ecco, lo sapevo. Il ritorno è più difficile della partenza. Non è la prima volta che mi trovo nella situazione, quindi dovrei sapere come comportarmi. Eppure non è questione di atteggiamento giusto, ma di stati d'animo.
Il ritorno a casa è pieno di aspettative, carico di emozioni. All'estero il paese d'origine rimane sempre con te, è ciò che rappresenti e lo pensi in continuazione. Chi non lo ha mai visitato ti chiede incuriosito come sia, chi ci è stato ti racconta che impressione gli ha fatto... Chi ci è nato come te, ti capirà come nessun altro.
E' praticamente inevitabile che il proprio ritorno a casa venga caricato di desideri e aspettative.
Il problema è che quando ci si trova effettivamente a ritornare alla propria vita ci si accorge che è un ricominciare da capo, non un riprendere un discorso lasciato a metà.
Non sembra possibile tornare alle cose così come le si ha lasciate, perchè intanto queste sono cambiate. Gli amici raccontano storie che non conosci. Dettagli importanti sono stati tralasciati nei racconti e ti sorprendono, quando tutti già li considerano la normalità.
Forse quello che è cambiato non è tanto il mondo, ma sei tu. Anche in questo caso però si tratta di imparare da capo ad approcciarsi a ciò che ti circonda.
Il difficile è che la tua testa è ancora là. In Asia. Le cose viste, le persone incontrate sono nei tuoi pensieri. Cerchi ancora per strada volti tondi con occhi a mandorla, tra la folla, ma non li trovi. Non ci sono. Sono a chilometri di distanza in Manciuria, a Pechino, a Shanghai, a Hong Kong...
E nessuno qui li conosce, nessuno c'era.
Al loro posto vedi nasi aguzzi, lineamenti spigolosi. Sai che sei anche tu così, ma non puoi fare a meno di chiederti: "E noi davvero ci crediamo più belli?".
Per la prima volta riesci a capire come ci vedono loro.
I racconti non bastano, sono troppi e non si possono annoiare gli interlocutori troppo a lungo.
Bisogna anche fare domande, non solo parlare di se. Eppure la sensazione è di essere saturi, di non avere spazio per nuove informazioni. I racconti delle cose che hanno vissuto gli altri in questi mesi non ci stanno nella testa, sono di troppo.
La mente è troppo piena di cose avvenute in poco tempo e che devono ancora essere rielaborate.
giovedì 8 novembre 2012
giovedì 25 ottobre 2012
Hong Kong
Il buon proposito di scrivere un blog per raccontare passo passo l'avventura cinese si è rivelato un flop... Eccomi ad Hong Kong, che quasi non é più Cina, al giorno 91 dalla partenza.
Presa dall'entusiasmo del vivere l'esperienza, mettermi a scrivere non è rientrato nel programma. Ma poi, a chi è che interessa quello che sto vivendo in Cina? Adoro vivere l'esperienza, me la gusto fino all'ultimo come se fosse un gianduiotto morbido, ma come spiegare certe cose?
Le foto non bastano, i video nemmeno... Mi chiedo se hanno già inventato la macchina che riproduce gli odori, perché ci sono odori che non so descrivere. Ad esempio: come raccontare l'odore "mattino a Shanghai"? Chi era con me a Shanghai conosce bene questo odore, ne sono nate storie e battute a non finire. Mi è stato poi spiegato che il suo componente principale è un tipo di tofu che viene cucinato per strada (un odore che per un occidentale è rivoltante). Mescolato a questo, c'è l'odore di grotta che esce da ogni scala mobile della metropolitana (l'umidità ad agosto viene freddata nei tunnel dall'aria condizionata), più mille altri che hanno le provenienze più disparate.
Alla prima domanda ho trovato una risposta: un amico che di recente si è lanciato nel mondo del blog mi ha detto che se mi fossi messa a farlo anch'io sarebbe stato curioso di leggere. Bene, almeno un lettore forse ce l'ho. Alla seconda domanda l'unica possibile risposta è provarci a parole. Al massimo lascerò una vaga idea, poi chi è interessato al mondo cinese venga a vedere con i suoi occhi e mi dica se avevo ragione o no...
Mi decido a scrivere ora forse perchè l'esperienza sta finendo e la cosa un po' mi agita. Quanto ti cambiano queste esperienze? Quello su cui hanno fatto ragionare le cose vissute farà cambiare il modo di vedere ciò che è famigliare? Forse.
More to follow...
martedì 10 luglio 2012
Prologo
La partenza per una nuova avventura si avvicina: 100 giorni in Cina.
I preparativi procedono bene: il visto è in progress, il biglietto c'è già da un pezzo, la valigia c'è (ancora vuota)...
Devo preparare delle illustrazioni con la mia idea di green design e di come questo si manifesta nella mia città.
Giusto, perché in Cina non ci vado in vacanza, ma a fare una summer school all'università di Shanghai (prima) e a lavorare in uno studio di architettura nelle fredde terre della Manciuria (dopo).
Avventura, avventura!
E' sempre interessante vedere come le aspettative verso un viaggio in un paese straniero, ancora tutto da esplorare, vengano poi rivoluzionate nel momento in cui ci si scontra con la realtà. A quel punto gli stereotipi diventano assurdi e ridicoli, a volte perché falsi e a volte perché pur essendo veri ce li eravamo immaginati totalmente diversi.
Al momento di stereotipi nella mia testa ce ne sono tanti: cerco di non farmi influenzare, ma insomma...
Innanzitutto non so se è stata una buona idea andare a cercare video su youtube di gente che fa turismo in Cina e si trova ad affrontare spiedini di testicoli di capra, blatte fritte, serpenti bianconeri arrostiti...
E' vero che anche noi mangiamo fegato, cuore, lingua... Ma tendenzialmente abbiamo l'abitudine di affettarli, tagliuzzarli, insomma non li lasciamo così come mamma li ha fatti.
Poi, altro stereotipo: pare che in Manciuria faccia freddissimo (ma solo d'inverno perché le estati sono umide e torride). Noi fortunatamente saremo lì a settembre e ottobre.
Ci è stato detto che è un ottimo momento per avventurarsi laggiù perché le mezze stagioni, nonostante siano brevi, sono quelle dal clima più gradevole.
Al contrario, Shanghai ad agosto dev'essere così torrido ed umido da dare l'impressione di essere perennemente in una sauna. Vedremo se i cinesi sono come (que)gli americani che tengono ovunque l'aria condizionata, ma a temperature così fredde da costringerti a portare con te un golfino per non avere la pelle d'oca.
...will be continued...
I preparativi procedono bene: il visto è in progress, il biglietto c'è già da un pezzo, la valigia c'è (ancora vuota)...
Devo preparare delle illustrazioni con la mia idea di green design e di come questo si manifesta nella mia città.
Giusto, perché in Cina non ci vado in vacanza, ma a fare una summer school all'università di Shanghai (prima) e a lavorare in uno studio di architettura nelle fredde terre della Manciuria (dopo).
Avventura, avventura!
E' sempre interessante vedere come le aspettative verso un viaggio in un paese straniero, ancora tutto da esplorare, vengano poi rivoluzionate nel momento in cui ci si scontra con la realtà. A quel punto gli stereotipi diventano assurdi e ridicoli, a volte perché falsi e a volte perché pur essendo veri ce li eravamo immaginati totalmente diversi.
Al momento di stereotipi nella mia testa ce ne sono tanti: cerco di non farmi influenzare, ma insomma...
Innanzitutto non so se è stata una buona idea andare a cercare video su youtube di gente che fa turismo in Cina e si trova ad affrontare spiedini di testicoli di capra, blatte fritte, serpenti bianconeri arrostiti...
E' vero che anche noi mangiamo fegato, cuore, lingua... Ma tendenzialmente abbiamo l'abitudine di affettarli, tagliuzzarli, insomma non li lasciamo così come mamma li ha fatti.
Poi, altro stereotipo: pare che in Manciuria faccia freddissimo (ma solo d'inverno perché le estati sono umide e torride). Noi fortunatamente saremo lì a settembre e ottobre.
Ci è stato detto che è un ottimo momento per avventurarsi laggiù perché le mezze stagioni, nonostante siano brevi, sono quelle dal clima più gradevole.
Al contrario, Shanghai ad agosto dev'essere così torrido ed umido da dare l'impressione di essere perennemente in una sauna. Vedremo se i cinesi sono come (que)gli americani che tengono ovunque l'aria condizionata, ma a temperature così fredde da costringerti a portare con te un golfino per non avere la pelle d'oca.
...will be continued...
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